La città che affascina e ispira visitatori illustri

La città che affascina e ispira visitatori illustri

Pompei è divenuta un capitolo fondamentale nella storia dell’Occidente, perché ci ricorda che la vita può essere splendida, ma anche molto caduca, soprattutto se vissuta alle pendici di un vulcano. Ciò spiega perché ogni anno vi siano circa due milioni di visitatori e che in alcuni giorni essi affollino Pompei con oltre 20.000 presenze, proprio come l’antica popolazione.

A questo fascino non sono rimasti insensibili molti protagonisti della nostra civiltà. Mozart si ricordò della visita al Tempio di Iside quando 21 anni dopo, nel 1791, compose “Il flauto magico”. Goethe, che si fece ritrarre da Tischbein durante la visita, espose poi nello studio di Weimar le riproduzioni delle opere scoperte a Pompei, fra cui quella del Mosaico di Alessandro.

Gli architetti francesi del XVIII secolo venivano mandati a studiare a Pompei, e così quando il dibattito sulla ripianificazione di Parigi si allontanò dalle soluzioni trionfalistiche della monarchia, Ercolano con la sua urbanistica ortogonale fu portata ad esempio di una città in grado di soddisfare le esigenze di una società democratica e moderna. Il calco di un seno femminile ispirò a Théophile Gautier nel 1852 la più celebre delle novelle pompeiane, “Arria Marcella”.

L’eruzione vesuviana e lo scavo della Casa del Poeta Tragico ispirarono nel 1834 a Bulwer-Lytton il romanzo “Gli ultimi giorni di Pompei”. Nietzsche scrisse nei suoi “Aforismi”: “Costruite le vostre case alle pendici del Vesuvio!”, per invitare i suoi connazionali a vivere in maniera meno programmatica. Picasso, in visita a Pompei nel 1917, si ispirò ai mosaici della Casa del Labirinto per la famosa serie dei “Minotauri”. Il magnate californiano Paul Getty, quando negli anni settanta costruì una sua ennesima villa, decise che dovesse riprodurre fedelmente un’antica dimora pompeiana e scelse la Villa dei Papiri ad Ercolano.


Oggi la “villa pompeiana” di Malibù è la sede di uno dei più prestigiosi musei americani. Da quando nel 1748 si iniziò a scavare Pompei gli incantevoli reperti tratti continuamente alla luce dal lapillo, non hanno mai cessato di stupire il mondo intero. Ciò che sembra maggiormente stupire i visitatori è  la perfezione e l’incanto delle pitture parietali e dei mosaici, come pure la spaziosità delle case, che appaiono come veri e propri palazzi. Il confronto, che sorge spontaneo, con l’angustia delle nostre abitazioni e con lo squallore dei nostri parati induce spesso nella tentazione di contrapporre il mondo antico al nostro come un “mondo paradisiaco”. Quasi tutti oggi conoscono Indiana Johns, ma pochi invece sanno che l’archeologia  intesa come scienza dello scavo è nata proprio a Pompei duecento anni fa, prima che divenisse anche un campo di sperimentazione di tutte le più moderne tecnologie.

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