...un po di storia

Circa settecento anni prima di Cristo i Pompeiani fondarono la loro città su un’altura alle pendici del Vesuvio...

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Il Vesuvio esplose nell’autunno del 79 d.C., della catastrofe ci resta perfino una cronaca diretta, le due lettere di Tacito...

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Circa settecento anni prima di Cristo i Pompeiani fondarono la loro città su un’altura alle pendici del Vesuvio. Come piccolo centro, Pompei fu spesso costretta a cedere ai vari conquistatori. Così nel VI secolo a.C. subì l’alterna supremazia di Greci ed Etruschi interessati ad avere un predominio sulla città, per la sua posizione sul mare. Alla fine del V secolo a.C. fu sottomessa dai Sanniti, una popolazione italica originaria del Sannio, che aveva invaso la pianura campana. Nel corso del IV secolo a.C. la città venne completamente ricostruita ed ampliata, l’urbanistica fu regolarizzata e le mura raggiunsero il loro massimo sviluppo. La città si andò progressivamente ellenizzando (influenza della civiltà ellenica che fondeva elementi greci ed orientali, 323-31 a.C.), in quanto il patriziato sannitico era orientato verso la cultura e l’arte greca. Questa ellenizzazione trovò espressione in architettura sia in complessi pubblici sia nell’edilizia privata.

Agli inizi del I secolo a.C. gli alleati italici reclamarono da Roma la cittadinanza, provocando la “Guerra Sociale” (da “socii” = alleati). Anche Pompei vi partecipò. La conseguenza fu che nell’ 89 a.C. la città venne espugnata dalle truppe del generale Lucio Cornelio Silla, il quale vi trasferì nell’ 80 a.C. una colonia di veterani con le rispettive famiglie. La città venne rinominata “Colonia Cornelia Veneria Pompeianorum”. Ebbe così inizio un rapido processo di romanizzazione. La città assunse la lingua, l’organizzazione politica, i culti e le usanze dei Romani. La “romanizzazione” trovò espressione anche nell’aspetto urbanistico: si costruirono l’anfiteatro, l’odeion, le terme e si risistemò il Tempio di Giove per il culto della Triade Capitolina (Giove Minerva e Giunone). La borghesia pompeiana, attiva e mercantile, trasse profitto dal corso degli eventi, esportando i propri prodotti dappertutto.

Nel 62 d.C. il Vesuvio, che fino ad allora aveva dormito per quasi mille anni, si annunciò con un tremendo terremoto del nono grado della Scala Mercalli. Nerone fece arrivare gli aiuti ed il suo successore, Vespasiano, inviò il prefetto Tito Suedio Clemente per rifare il catasto ed avviare grandi progetti di ricostruzione. Già dappertutto fervevano i lavori ed i Pompeiani incominciavano a ritrovare la speranza nel  futuro, ma questa illusione sarebbe durata solo diciassette anni.
Il Vesuvio esplose nell’autunno del 79 d.C. In quattro giorni la città fu completamente sepolta sotto una coltre di cenere e di pomici. Della catastrofe ci resta perfino una cronaca diretta, due lettere scritte da Plinio il Giovane allo storico Tacito, per riferirgli come fosse morto lo zio, il naturalista Plinio il Vecchio, che era accorso nella sua qualità di ammiraglio della flotta imperiale di stanza a Miseno.



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