Villa dei Misteri

Villa dei Misteri

Quando a Pompei si parla di vino la mente corre alla Villa dei Misteri, l’edificio più famoso della città con un primo impianto risalente al II secolo a.C., successivamente soggetto a numerosi ampliamenti e rifacimenti. Il periodo di maggior splendore della villa andò dalla fondazione della colonia romana all’età augustea. Agli inizi del I secolo a.C. la si decorò nella moda del “secondo stile”. Allora si dipinse nel salone una megalografia, maestoso fregio con figure in grandezza quasi naturale. L’edificio era posto su di un pendio e dalla sua terrazza si poteva godere la vista del Golfo di Napoli. La parte iniziale era adibita all’attività produttiva, con un cortile di sgombero dal quale si poteva accedere da un lato alle cucine e dall’altro alla grande cantina.

Questa ultima era fornita di due presse, una delle quali venne ricostruita in legno intagliandovi una testa di capro, animale sacro a Dioniso, dio di quel vino che, pressato nei torchi e messo a fermentare negli orci in giardino, veniva successivamente “imbottigliato” nelle anfore. La parte signorile fungeva da abitazione per la famiglia del proprietario.

Nel salone, adiacente ad una stanza da letto, i proprietari fecero dipingere la famosa megalografia raffigurante l’iniziazione di una fanciulla ai misteri del matrimonio secondo i precetti di Dioniso: i “misteri” che danno il nome alla villa. Istacidio dovette accumulare una grande fortuna con il suo vino, fatto che spiega l’esaltazione di Dioniso nelle decorazioni. Il fregio mostra una matrona che sovrintende al corretto svolgimento della cerimonia.

Il piccolo Dioniso, in compagnia di due sacerdotesse, canta un inno scritto su di un rotolo di papiro, mentre altre stanno preparando le offerte, quali un dolce di campagna, l’acqua sacra per le abluzioni ed un ramoscello di olivo per le aspersioni. Sileno suona la lira, mentre due satirelli lo accompagnano con il flauto di Pan. Aura scende dal cielo con il mantello gonfiato dal vento. In un angolo appaiono appartati il vecchio Papposileno e due satirelli: il giovane vede riflessa nell’acqua della coppa la maschera alle sue spalle, realizzando come apparirà da vecchio.

Al centro Dioniso, ubriaco, si sdraia nel  grembo di Venere, la dea protettrice della città. Al loro lato le sacerdotesse si apprestano a scoprire un grande fallo di legno posto in una cesta di campagna. La giovane inizianda si rifugia nel grembo di una sacerdotessa, mentre viene fustigata da un dio alato; sopportando il dolore potrà dimostrare di essere diventata adulta e di poter essere data in sposa. Accanto le compagne danzano e battono i cembali nella speranza di distrarla e di alleviarle il dolore. Superata la prova, la fanciulla si prepara per la cerimonia nuziale; un’ancella le sta acconciando i capelli, mentre un erote inviatole come valletto da Venere le porge uno specchio.

 

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