Le Terme

Le Terme

L’importanza che rivestivano gli edifici termali nel mondo italico e romano appare particolarmente evidente a Pompei, dove si trovano ben quattro impianti pubblici all’interno della città ed uno poco fuori le mura, oltre ad impianti privati anche di grande dimensione.  Così Pompei si dotò a partire dalla fine del IV sec a.C. dapprima delle cosiddette Terme Stabiane e poi delle Terme del Foro, situate nelle zone maggiormente frequentate, tra via dell’Abbondanza e via di Stabia la prima e tra via del Foro e via di Nola la seconda.

Le Terme del Foro, chiamate anche Terme della Fortuna, sono un complesso termale di epoca romana, sepolte dall’eruzione del Vesuvio del 79 e ritrovate a seguito degli scavi archeologici dell’antica Pompei: prendono il nome dalla vicinanza con il foro. Le terme si dividono in due sezioni, quelle femminili e quelle maschili, con ingressi separati: l’unico elemento di unione è rappresentato dal praefurnium, dove erano situate tre caldaie per il riscaldamento dell’acqua e la conseguente formazione di vapore da convogliare poi ai due calidari, tramite il sistema della tegulae mammatae, mentre il tiraggio era assicurato da canne fumarie aperte sul tetto.

Il reparto femminile ha l’accesso lungo via delle Terme ed immette direttamente nello spogliatoio: questo non presenta nicchie dove solitamente venivano riposti gli abiti ed è quindi deducibile la presenza di armadietti di legno; segue quindi il frigidarium, il tepidarium ed il calidarium con piscina e labrum, di cui è stata rinvenuta solamente la base. Sul retro delle terme femminile si trova un piccolo cortile, nel quale sono presenti i resti di una meridiana costruita su di una colonna in opera reticolata ed una scala che conduceva sul tetto del calidarium.

Il reparto maschile ha tre ingressi: uno lungo via delle Terme, che immette direttamente nello spogliatoio, uno lungo via del Foro, nel quale furono rinvenute oltre cinquecento lucerne, conservate al museo archeologico nazionale di Napoli, che fungevano all’illuminazione degli ambienti, in quanto questi erano frequentati per lo più nelle ore serali, ed un altro, anch’esso, lungo via della Terme; gli ultimi due ingressi danno su un cortile, che non fungeva da palestra e che in epoca moderna è stato utilizzato per diversi anni come ristorante per i turisti, porticato su lati: lungo il lato nord ed ovest le colonne sono in stile dorico, mentre lungo il lato est sono presenti archi in tufo poggianti su pilastri in laterizio.

Anche dal cortile si accede allo spogliatoio: questo ha file di sedili lungo tre delle quattro pareti, una volta a botte, pavimentazione a mosaico con tessere bianche racchiuse in una fascia nera, pavimentazione tipica anche negli altri ambienti, ed una finestra sotto la quale è presente uno stucco raffigurante il dio Oceano; dallo spogliatoio si accede ad una stanza che fungeva da deposito degli unguenti, al frigidarium ed al tepidadium. Il frigidarium, originariamente adibito a laconicum, è di forma circolare, con vasca centrale rivestita in marmo, quattro nicchie lungo le pareti, affreschi con scene di giardino su un fondo giallo, fregiata da un bordo rosso in stucco, sul quale sono rappresentati amorini e corse di bighe; l’ambiente si chiude con una cupola, aperta nella parte sud, per permettere l’ingresso della luce. Il tepidarium, riscaldato ancora con bracieri e non con la tecnica della concameratio, nonostante il restauro dopo il terremoto del 62, conserva sul lato sud tre panche rette da zampe di animali con testa bovina e un braciere decorato con una mucca, tutto offerto in dono da un ricco commerciante di Capua, Marcus Nigidius Vaccula: l’architrave è sostenuta da telamoni, talvolta nudi o ricoperti con pelli di animali, in terraccota, mentre la volta a botte ha decorazioni in stucco, riproducenti Gianimede rapito dall’aquila, Apollo che cavalca un grifo e un putto con un arco.

Dal tepidarium si accede al calidarium: questo ha nel lato nord una vasca in marmo, mentre nella parte sud, con parete absidata, il labrum, sul cui bordo, è inciso in bronzo i nomi dei donatori e il costo. L’ambiente è dotato inoltre di hypocaustum e concameratio; le decorazioni parietali sono in giallo cadenzate da pilastri e fregio in viola, la volta invece, ancora intatta, presenta scanalatura per convogliare l’acqua dei vapori. Lungo via delle Terme, lungo il lato opposto della strada all’ingresso delle terme, si trova una cisterna, lunga quindici metri, larga cinque ed altra nove, dalla capacità di oltre quattrocentotrentamila litri, costruita nello stesso periodo delle terme e che riforniva il complesso durante i periodo di siccità[6]; inoltre, prima dell’allacciamento all’acquedotto del Serino, un altro modo di rifornimento era dato da un pozzo, situato all’interno del praefurnium.

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