Tra miti e leggenda

 Tra miti e leggenda

I miti più antichi dell’area vesuviano-flegrea ebbero per sfondo la natura vulcanica della regione e furono spesso collegati all’aldilà, ad esempio il lago d’Averno fu collegato con l’Ade. E’ qui che i Giganti, sconfitti dagli dei olimpici e imprigionati, lanciavano, nel tentativo di liberarsi, massi contro il cielo che scuotevano la terra. Così Tifone, il gigante ribelle agli dei, il cui corpo in decomposizione emanava fiamme e odori di zolfo, giaceva sotto l’isola d’Ischia, sconvolta e abbandonata a seguito di un’eruzione avvenuta nel V secolo a.C. I primi abitanti della zona sarebbero stati i Címmeri, che vivevano in case sotterranee e si sostenevano sottraendo metalli alle viscere della terra, mentre sulle coste vivevano i Lestrigoni, i mostri giganteschi che lanciarono macigni contro le navi di Odisseo.


Malgrado queste leggende già gli antichi, dinanzi al Golfo di Napoli,  con il Vesuvio da un lato ed il mare dall’altro, furono consapevoli di trovarsi davanti ad uno degli scenari più suggestivi del Mediterraneo; lo dimostrano sia le testimonianze degli scrittori antichi che le numerosissime ville romane costruite da Miseno fino al Capo di Sorrento. Nonostante ciò questa regione fu densamente abitata fin dal paleolitico (da un milione  a diecimila anni fa).

In età imperiale romana vivevano a Pompei almeno ventimila abitanti, ad Ercolano almeno diecimila e senza dubbio decine di volte maggiore deve essere stata la popolazione di Neapolis e di Puteoli. Oggi in questa area vivono oltre due milioni di persone. Perché allora l’uomo fu attratto e continua ad essere attratto da una tale regione ? La risposta è molto semplice: le risorse naturali. Infatti un vulcano costituisce per molte generazioni una fonte inesauribile di ricchezza, offrendo terreni insolitamente fertili, grazie alla presenza di minerali, che consentono persino quattro raccolti l’anno; un’incredibile varietà di materiali da costruzione; abbondanza di corsi fluviali, molti persino termo-minerali, ed infine paesaggi bellissimi, che solo nelle aree vulcaniche appaiono tanto articolati e variopinti.

Tutto ciò era espresso dai Romani con una denominazione molto semplice: “Campania Felix”. In età augustea il geografo Strabone (circa 64 a.C. – 23 d.C.) così ci descrive la baia dal mare: “Tutto il golfo è trapunto da città, edifici, piantagioni così uniti fra loro, da assumere l’aspetto di un’unica metropoli  … Sovrasta questi luoghi il monte Vesuvio, ricoperto  di  bellissimi campi, tranne che in cima …”.

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