LA VITA

Amedeo Maiuri nacque a Veroli il 7 gennaio 1886 (all’epoca Provincia di Roma, oggi Provincia di Frosinone); frequentò il ginnasio presso il collegio scolopio Conti-Gentili di Alatri, e, successivamente, fu ammesso nel liceo Visconti di Roma.

Divenuto ispettore al Museo nazionale di Napoli, si trasferì nella città partenopea. Nel periodo tra il 1913 e il 1924 fu incaricato di una missione archeologica nell’Egeo, assumendo la carica di direttore del museo archeologico di Rodi e sovraintendente agli scavi nel Dodecaneso.

Arrivò a Pompei dopo essere stato richiamato da Rodi e fu nominato sovraintendente a Napoli. Il gravoso compito si presentava ancora più difficile perché dalla Direzione Generale di Roma gli venivano cauti consigli, se non addirittura disposizioni a non proseguire gli scavi di Pompei e di limitarsi ad opere di conservazione e di restauro. Maiuri finse di ubbidire e con la scusa di finire lo scavo di piccole case cominciato da Spinazzola iniziò la grande esplorazione della città.

I risultati raggiunti dall’archeologo a Pompei appaiono quantitativamente maggiori di quelli delle altre città sepolte dall’eruzione vesuviana del 79 d.C. tanto che quando lascerà la Sovraintendenza di Pompei solo un terzo dell’estensione originaria della città antica rimaneva ancora sepolto.
Diede vita ad uno scavo sistematico, teso a riconnettere fra loro i diversi settori della città fino allora riportati alla luce, ampliando e completando i precedenti tentativi. Eccezionale fu il lavoro di sgombero delle terre di risulta dagli scavi precedenti, accumulate a formare una divisione tra l’area archeologica e il territorio circostante, che però fu portato a termine solo sul margine meridionale della città antica a seguito del quale venne messa in luce anche la Casa di M. Fabio Rufo.

Maiuri riportò alla luce gli edifici a sud di via dell’Abbondanza arrivando fino a Porta Sarno e scoprendo lussuose domus come, per esempio, la Casa del Menandro e quella di Paquio Proculo e a lui si deve l’identificazione della cosiddetta “palestra grande”, la cui esistenza era stata supposta dopo la scoperta dell’affresco rinvenuto nella Casa I, 3, 23 con la rappresentazione della “rissa tra Pompeiani e Nocerini del 57 d.C.”.

Lo studioso portò a termine estese ricerche lungo la mura di Pompei, proponendone una cronologia attualmente ritenuta valida, esplorò i depositi votivi del Tempio di Apollo, condusse saggi nella basilica. Alla periferia nord – occidentale di Pompei, Maiuri completò lo scavo, pubblicato in un’edizione di lusso con fotografie a colori dal titolo “La Villa dei Misteri” (Roma 1947) della Villa Suburbana fino allora nota come “Item” dal nome del proprietario del fondo, e da allora in poi intitolata ai misteri.

Enorme, intensa e sistematica fu l’attività di restauro delle principali strutture, insieme alla quale lo studioso condusse saggi esplorativi, rivolti ad indagare sia i livelli di vita della città precedenti il dominio da parte di Roma (dall’89 a.C.) che il periodo tra il terremoto del 62 d.C. e l’eruzione del 79 d.C.

Maiuri si occupò assiduamente anche della fruizione da parte del pubblico della vasta area archeologica e allestì proprio all’ingresso degli scavi un Antiquarium dove vennero esposti i calchi e i reperti più significativi.

Aumentò il numero delle biglietterie realizzandone due nuove, una a piazza Anfiteatro e una presso l’Auditorium, e rendendo più agevole l’ingresso a Porta Marina, sistemò con giardini le zone meridionali dell’area archeologica, ripiantò alcuni giardini antichi e istallò l’illuminazione notturna.

 

LA RACCOLTA: UN PATRIMONIO PER LA CITTA’

Maiuri è senza alcun dubbio una figura poliedrica, calata a pieno ritmo nel suo “mestiere” di archeologo: l’intensa attività di ricerca, la passione per le fonti classiche, la folta produzione editoriale, la fitta rete di amicizie e le sue relazioni professionali ci restituiscono una biblioteca colma di elementi da interpretare.

Il fondo librario si compone di circa 2000 volumi, 1700 estratti e 200 opuscoli, concernenti – nella maggior parte dei casi – le seguenti discipline: letteratura classica, storia antica, arte e archeologia.

Gli anni di edizione ricoprono un arco cronologico che spazia dal Settecento fino agli anni Sessanta del Novecento, con la sola eccezione del testo Ab Urbe Condita di Tito Livio del 1556 edito a Venezia da Paolo Manuzio.

Il fondo si compone di una significativa presenza di fonti classiche, certamente riconducibile alla pregressa formazione filologica di Maiuri e alla sua indagine archeologica, spessa corroborata da un’attenta analisi delle fonti antiche.

Quando Maiuri arriva in Campania dopo la parentesi rodiese viene subito catturato dal fascino dei Campi Flegrei; con il suo solito ardire si cimenta in un’avventurosa ricerca archeologica: si lascia guidare dai versi di Virgilio e rinviene a Cuma il presunto Antro della Sibilla. La traccia di questi studi si coglie nella sua raccolta libraria dalla presenza di diverse edizioni virgiliane e di alcune opere concernenti la storia del territorio flegreo.

Nella libreria di un archeologo classicista con particolari attitudini filologiche come Maiuri è inevitabile la presenza di opere storiografiche greche e latine. Infatti, non mancano le opere di Erodoto, Tucidide, Polibio, Plutarco, Svetonio, Tacito, Nepote, Cesare e Sallustio.
La raccolta contiene, inoltre, altre edizioni di letteratura greca e latina che meritano una particolare attenzione: l’Opera Omnia di Marco Tullio Cicerone consistente in 16 volumi stampati dall’editore Pomba tra il 1823 e il 1835; una interessante edizione del De Architectura Libri Decem, tradotto e commentato dal marchese Berardo Galiani, corredata da 25 tavole disegnate nell’edizione originaria (Napoli 1758) dallo stesso traduttore e infine l’Analecta veterum poetarum graecorum del famoso filologo francese Richard Franz Philippe Brunck edita dallo stesso tra il 1772 e il 1776.

 

Maiuri possedeva anche alcune opere di carattere storico – erudita edite tra il Settecento e i primi dell’Ottocento, con molta probabilità queste furono collezionate più per un piacere personale che per veri motivi di studio.

Tra i libri del Settecento merita particolare attenzione il Commentarium in regii Herculanensis Musei aeneas tabulas Heracleenses di Alessio Simmaco Mazzocchi stampato a Napoli nel 1754 dall’ex Officina Gessari.

Appare singolare nel Fondo Maiuri la presenza di una raccolta di manifesti e di alcune riviste di impronta satirica relative al Risorgimento italiano, rilegati in un unico volume. Quest’ultima contiene alcuni decreti regi di Francesco II di Borbone e diversi numeri delle riviste Il Tuono, Il Chiodo e L’Arlecchino. La presenza di questo esemplare nella biblioteca di Maiuri è la testimonianza di un particolare interesse dell’archeologo non afferente ai suoi studi ordinari.

Il Fondo presenta anche diverse edizioni di fine Ottocento ed inizio Novecento riguardanti la storia e i luoghi del Regno di Napoli.

Nella biblioteca non manca, naturalmente, la produzione editoriale ottocentesca relativa ai ritrovamenti archeologi delle città vesuviane. Tra le edizioni più significative possiamo citare alcuni scritti di Michele Ruggiero (Degli scavi di antichità nelle province di terraferma; Degli scavi di Stabia e Storia degli scavi di Ercolano) e la Guida di Pompei di Giuseppe Fiorelli che presenta sulla pagina di guardia un singolare schizzo a matita di una veduta dell’antica Pompei.

La maggior parte delle pubblicazioni di carattere archeologico trattano argomenti relativi alla sua esperienza professionale e quindi, senza alcun dubbio funzionali alla sua attività di ricerca. Molte delle pubblicazioni furono donate al Maiuri da altri studiosi, infatti è ricorrente su queste la presenza di dediche autografe, come nel caso di alcune opere di Benedetto Croce riguardanti argomenti di storia, filosofia e critica letteraria.

Ad avvalorare la raccolta ci sono anche alcuni esemplari di edizioni a tiratura limitata come ad esempio Pompei alla luce degli scavi nuovi di Via dell’Abbondanza di Vittoria Spinazzola e una bellissima riproduzione della Bibbia Miniata di Borso d’Este, con antiporta in seta e dedica autografa di Giovanni Treccani.

Il Fondo comprende anche buona parte della produzione editoriale di Maiuri.

L’archeologo rivendicava in più di un’occasione un tipo di scrittura “capace di raggiungere direttamente e coinvolgere emotivamente il maggior numero di persone” come quanto affermato da Benito Iezzi nel saggio A proposito di Maiuri Prosatore.

Questa duplice immagine di archeologo esperto e di abile narratore caratterizza tutta la sua produzione editoriale: dalle relazioni di scavo alle vivaci narrazioni delle sue “passeggiate archeologiche”.

Il motivo che spinse Maiuri ad affiancare alle dissertazioni scientifiche, una produzione editoriale di carattere divulgativo, si riassume nella premessa a Vita d’Archeologo: “si rimprovera agli archeologi e agli archeologi italiani in ispecie, di tener poco conto di quello che c’è di avventuroso, romantico e comunque di umana esperienza in ogni impresa archeologica, tale insomma da interessare una più larga cerchia di persone. Con questi scrittarelli pubblicati dalla rivista Il fui d’oro e Altrove e qui raccolti, non si vuole dare né un esempio né proporre un modello”.

La costante attività di Maiuri ci restituisce una produzione editoriale molto ricca, legata soprattutto al suo lavoro di archeologo militante e di funzionario statale. Alla veneranda età di settant’anni Maiuri compila egli stesso una bibliografia di tutti i suoi scritti.

Alcune edizioni che dovevano essere ristampate, ad esempio, i testi relativi a Pompei, Ercolano e Campi Flegrei pubblicati dall’istituto Poligrafico e Zecca dello stato, presentano delle correzioni sul margine, il segno evidente di una revisione apportata da Maiuri prima della stampa. La collezione presenta , inoltre, un consistente numero di volumi relativi all’attività svolta da Maiuri durante il periodo in cui è Sopraintendente del Dodecaneso. Si tratta degli scavi di Lindo, Rodi, Jalisos, Camiro e Bodrum: questi scritti hanno costituito le premesse alle successive ricerche archeologiche.

Un’altra presenza significativa ci viene restituita da una cospicua raccolta di estratti e di opuscoli redatti da Maiuri nel corso della sua vita professionale. Questi vengono da lui raccolti e fatti rilegare in più volumi suddivisi per aree archeologiche.
La raccolta contiene, inoltre, alcune edizioni di carattere divulgativo e biografico come: Vita d’Archeologo, Passeggiate Campane (in diverse edizioni) e Passeggiate in Magna Grecia.
Tra le opere più significative dell’archeologo si conservano due edizioni a tiratura limitata di Villa dei Misteri e un esemplare de La Casa del Menandro e il suo Tesoro di Argenteria pubblicata dalla Libreria dello Stato nel 1933.

Oltre alla raccolta libraria, il Fondo Maiuri conserva anche alcuni materiali archivistici di notevole interesse storico, appartenuti all’archeologo e ai suoi familiari.

Tra la documentazione risaltano 5 taccuini databili tra il 1924 e il 1955; si tratta di diari di viaggio dove vengono riportate alcune considerazioni sulle località visitate da Maiuri durante le sue passeggiate domenicali e i resoconti dei sopralluoghi effettuati con i suoi collaboratori nelle aree archeologiche di Liternum, Sepino, Paestum e del Molise.

Il Fondo si arricchisce anche di alcuni ritagli di giornale contenenti diverse interviste fatte a Maiuri e a sua figlia Bianca, oltre ad alcuni articoli di carattere commemorativo. Il carteggio, invece, si compone di brevi corrispondenze intrattenute da Maiuri con personalità del mondo accademico e non solo: possiamo citare il Rettore dell’Università di Napoli Adolfo Omodeo ed il suo successore Ernesto Pontieri, nonché il sindaco di Capri Edwin Cerio.

La corrispondenza più rilevante per la sua significativa consistenza è quella intrattenuta dal 1927 al 1938 con l’editore George Macmillan, fondatore della Hellenic Society, della scuola britannica di Atene, nonché della sezione di archeologia della British School at Rome. Queste lettere riguardano una collaborazione editoriale intrapresa da Maiuri con l’editore, per la pubblicazione di un volume in lingua inglese sugli scavi di Ercolano. Suscita una certa curiosità la collezione di inviti e depliant (circa 112) relativi ad incontri accademici e momenti celebrativi, raccolti da Maiuri nel corso della sua vita.

Inoltre, sono presenti nella raccolta diversi titoli ed onorificenze attribuite a Maiuri nel corso della sua esistenza, tra cui: 21 medaglie; 7 cittadinanze onorarie (fra le quali Capri, Ercolano, Pompei e Rodi); il titolo di laurea in Lettere rilasciato nel 1909 dall’Università la Sapienza e altri riconoscimenti accademici, come quello dell’Università di Parigi e dell’Istituto Archeologico Germanico.

Il Fondo comprende anche un busto di Maiuri in gesso e una livrea azzurra dell’Accademia Nazionale d’Italia (oggi dei Lincei). Tra i materiali archivistici sono confluiti diversi documenti dei familiari di Maiuri tra cui 17 lettere relative ad una corrispondenza intrattenuta da Bianca con Carlo Belli, tra il 1978 e il 1982.

Il nucleo fotografico, invece, comprende 1190 immagini suddivise in 940 fotografie, 48 diapositive e 202 immagini su lastre di vetro.

Le foto riguardano le seguenti località: Pompei, 370 foto; Ercolano, 161 foto; Napoli, 21 foto; Campi Flegrei, 278 foto; Liternum, 23 foto; Museo Archeologico Nazionale di Napoli, 54 foto; Palazzo Reale di Napoli, 5 foto; Benevento, 1 foto; a queste vanno aggiunte 28 foto private di Amedeo Maiuri. Le lastre fotografiche e le diapositive si riferiscono ai siti di Pompei ed Ercolano e sono datate probabilmente tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60.

A CURA DEL PROF. UMBERTO PAPPALARDO

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