Gli scavi

Gli scavi di Pompei




Nei secoli successivi all’eruzione si perse il ricordo  della città. Rimase coperta dalla coltre fino al 1748. In quest’epoca furono iniziati per volontà del re Carlo di Borbone gli scavi archeologici sistematici e ben presto ci si accorse che si stava riportando alla luce il monumento romano più insigne che si conosca. E’ pur vero che in epoca borbonica si scavava al fine di recuperare oggetti belli da trasferire nella collezione reale, motivo per cui si arrivava a ritagliare i quadri dalle pareti dipinte per trasferirli in museo, mentre il resto delle decorazioni deperiva alle intemperie.

Ciò nonostante molti furono gli edifici liberati dalla coltre di lava e Lapilli, il Foro, i Teatri, l’Anfiteatro, la Palestra, le Terme, i Templi, le botteghe e numerose case, dimore di ricchi pompeiani, sontuose per arredamenti e suppellettili; pitture parietali, bronzi in perfetto stato di conservazione. Reperti che hanno consentito la ricostruzione storica della vita quotidiana di una intera città nel periodo di maggiore splendore dell’Impero Romano.

L’attività archeologica di scavo è sempre in corso. Sotto la direzione di professionisti di chiara fama, sovente anche stranieri, vengono restituiti alla luce reperti di notevole interesse culturale e storico. In questi duecento anni è però cambiato l’atteggiamento degli archeologi e le aspettative del mondo rispetto a Pompei.

Oggi l’impegno congiunto dei restauratori, che sperimentano metodologie di recupero sempre più complesse, e quello dell’industria chimica, nell’individuazione di prodotti sempre più efficaci per il consolidamento, permettono di salvare oggetti degradati ritenuti fino a qualche decennio fa irrecuperabili. C’è comunque ancora tanto da fare affinché le case con le loro decorazioni, i monumenti, le strade dell’antica Pompei non si distruggano sotto l’azione incessante del sole e della pioggia e del tempo.

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